L'onda del piacere è il luogo comune più vicino alla visione d'un mare spianato l'impossibile creazione d'un pensiero ninnaneggiante nebuloso scampanellante rumoroso e silenzioso. Medolla, 22 Giugno 1990
N. 52
Finalmente la Morte m'ha colto ed è inutile dirvi quant'io sia dispiaciuto. Medolla, 27 Febbraio 1990
FESTA DI CLASSE
Ballavano innanzi agli occhi miei misere ombre scure indistinte come la sponda opposta di questo fiume che ci divide. Svanita la nube apparve Dio alabardato di lumi-flash. Stava al bar a bersi un Bellini. O forse era un punch al mandarino? Medolla, 13 Gennaio 1990
POKER D’ASSI
In quel tempo l'incertezza regnava nei loro cuori e muti come pesci tacevano. Ancora non sapevano della sua venuta ma quando disse: "Vedo!" mostrarono, tutti, le carte. Medolla, 9 Gennaio 1990
MAH!
Jimi Hendrix canta Dylan a basso volume ed io leggo la Bibbia. Salmo di ringraziamento per l'esistenza della musica Rock - forse durerà soltanto centotrentasei anni - Beato chi canta nella tua via poiché grande è la tua gloria distorta orgasmica che infonde coraggio all'anima mia. E se mi troverò nello Sheol guardandomi intorno.... eccoti là! Medolla, 4 Ottobre 1989
MENO UNO
Dunque è chiaro che io di nulla ho bisogno altro che di cibo metaforico perché non so come passarmi il tempo e allora scrivo l'inutile tutto e il niente divino sempre e soli dentro di me che sono l'unico ad avere esattamente ragione anche se la notte vago sonnambulo in cerca di qualcuno. Proviamo di tanto in tanto ad essere logici. Medolla, 26 Agosto 1989
MENO DUE
Forse tra le vene e la pelle m'attraversano strani animali orribili insetti cercano la strada che li porti alla luce. Ma intanto mi straziano l'anima la tagliano a pezzi e la spargono al vento del mio respiro profondo che insiste nel darmi la vita. Io non sono uno col mondo ed ho tanto bisogno d'esser toccato. Medolla, Luglio 1989
FLUIDO ROSA
Bastioni a difesa dell'orizzonte alberi e case mi negano il dolce piacere infantile dei fuochi artificiali che scuotono lontani questa mezzanotte emiliana. Così anche voi, ragazzi non vedete la festa del Redentore figlio di nessuno che in un attimo ha spento la fiamma che vi legava al mondo e a me che fuggo inorridito e lento torno al solito letto dove nessuno m'aspetta. Il destino ci obbliga a incontri inopportuni e a strazianti abbandoni. Io non so chi sia alcuno di voi ma pure vi piango. Medolla, Luglio 1989
DANIELA & MASSIMO
"Io non so poetare" "Beh, non è peccato è solo inchiostro." Medolla, 1989
TRIESTE
Malvolentieri scendono al porto i vicoli di Trieste. Lentamente son chiusi i negozi senza rumori però troppo presto perché non m'accorga che tutto affonda nel mare appena bagnato da gocce di pioggia. In una birreria triestina, 24 Giugno 1989
ADDIO ALLE ARMI
Rabbuiava e un inferno d'acqua cadeva sul Veneto triste io percorrevo la strada. Taci la Morte oramai è alle mie spalle vicina mi porge un pezzo di carta poi fugge. Come sempre il poeta scrive su ciò che gli è dato. Conegliano Veneto, 18 Giugno 1989
RITORNO
Il sole è a un centimetro dall'orizzonte. E' il segno che il giorno svanisce nel fuoco che si oscura nella scia d'un aeroplano che traccia la volta del cielo. Poco alla volta appaiono sagome grigie di monti poi è la luna nel buio. Autostrada Ferrara - Vittorio Veneto, 17 Giugno 1989
NUVOLE NEL CIELO DI BOLOGNA
Una ragazza sola seduta sulla scalinata di San Petronio scrive. Forse anche lei sta cercando di parlare a qualcuno ma sbaglia a nascondersi tra l'inchiostro e la carta perché troppo sottile è il segno ed io la vedo. Bologna, 12 Giugno 1989
C’ERO UNA VOLTA
Della mia infanzia ho così pochi ricordi che a volte mi sembra di non averla vissuta o d'averla gettata nel rogo rigeneratore dell'Araba Fenice. Nascosto dietro lo stipite scoprii di non essere mai nato nascosto dall'angolo della casa sparavo e un amico morto nascosto mi lanciava messaggi volanti. Ho sempre occultato qualcosa di me stesso sotto la vernice del silenzio nell'aspetto dimesso nell'assoluta mancanza di amici nell'assenza di memoria. Ma il nascondere non cancella ciò ch'è stato. Le cose non cessano d'esistere quando si spegne la luce. Solo la Morte cancella. Vittorio Veneto, Maggio 1989
ELEGIA PER UNA CHITARRA
Quando mi scorre nel sangue il suono della chitarra o sfioro il tuo collo e ti bacio allora mi chiedo se sono cambiato. Il desiderio svanisce e ritorna nelle visioni che m'imposi di non dimenticare nei sogni che come sogni non lasciano traccia alcuna se non quella del vuoto e delle incertezze di chi li perde. Perché torturarsi ancora chiedendo "Quanto ci amiamo?" se non sappiamo che il "quanto" non può che essere confronto? Ecco il vero motivo sta dalle due alle cinque righe più sopra. Chissà se puoi capire tu che senti mancarmi il respiro che non sono che un uomo? Vittorio Veneto, Aprile 1989
DANIELA
Non so. Stentano i versi. Vogliono dirti come il tempo della tua passione infinisce. Lo racconta anche il gabbiano che hai guidato alla mia stanza e che immobile mi ricorda ogni giorno il tuo amore legato ai miei respiri come gli invisibili fili che lo sorreggono. Quando tu vieni e stringi malcerto il mio cuore al tuo seno allora provo innocente ma chiara vergogna d'ogni mia incertezza. Ognuno giudica rettamente non il proprio ma l'altrui. Dicevo: "Non so" Perciò t'amo. Vittorio Veneto, Dicembre 1988 - Gennaio 1989
BRANDE
I moderni poeti minori meescluso giudicai sempre ignobili e indegni d'esser letti sol'anche al bagno perché incapaci di purgarmi della mia immodestia cosa che d'altronde non bramo. Vedi, mi crosciano addosso gli usi dei maggiori ché li cerco ma adesso, e sto allitterando tu mi convinci - com'è banale - ad aprire gli occhi. Medolla - Vittorio Veneto, Gennaio 1989
ALBA VENETA
La finestra aperta sulla Marca mostra sicura ogni giorno albe innumerevoli rosse e grigie di tenui foschie raccolte tra i monti e il piano al quale essi discendono. Poi il sole tiranno scioglie l'umbratile brina e tutto finisce offuscato dal chiarore nel fondo della memoria che solo più tardi, al tramonto il tramonto rinfiammerà. Credimi è dolce a vedersi il dramma di un'alba che muore. Vittorio Veneto, Gennaio 1989
HIMATION
Giacciono nel dizionario vocaboli inusati d'un passato che conosco ma non so. Appesi ordinatamente nell'armadio dei miei pensieri scordati stanno come abiti che vorrei indossare a manifesto di ciò che io sono: un uomo in cerca di parole chiare. Guardami spoglio d'ogni interesse puramente letterario provo vero amore quando scopro una nuova parola ma rabbrividisco sapendola ignota ai più o peggio, e pure da me, nell'uso fraintesa. Da troppo tempo s'accumulano gli uni sulle altre i giorni e le notti. Desideroso d'altro che d'infiniti versi mi chiedo s'è valsa la pena di partorire quest'oscura morta creatura che certo nessuno vorrebbe trovare nella culla delle proprie poesie o buttata sulla sedia come una veste appena usata. Medolla, Gennaio 1989
AFASIA
Oramai più non trovo i sinonimi per dire il non suono. Potessi almeno scoprire nuovi equivalenti non verbali del mutismo! Allora continuerei a sperare nella vita perché chi ha niente da dire vive e muore in un attimo. Come m'hanno insegnato è impossibile non comunicare alcunché è per questo che siamo. Vittorio Veneto, Gennaio 1989
TRENTATRÉ
Tremo perché troppo tardi sei entrato nella triste tragedia della vita troia. Il tram crea trambusto l'autobus autobusto il filobus filibustieri il taxi taxidermia che non so cosa sia. Mia tua o sua che sia ora basta andiamo via. Scherzo! Vittorio Veneto, Gennaio 1989
PRIMO TORMENTO DEL CUORE
Quasi come fossimo al fondo dove esplode il silenzio del mare. Vittorio Veneto, Gennaio 1989
NOSTALGIE DAL SOLAIO
L'orto sul retro da un pezzo è morto e insieme alla nonna corre nelle verdi praterie di Manitù così come un tempo correva a nord il mio sguardo perché solo a nord i campi incontrava. Il salice ch'era davanti è stato abbattuto e bruciato peccato! d'esso non mi rimase che una magra forcella l'ultima fionda di mia gioventù. Se di te non mi restano che denutriti ricordi è perché sei cambiata senza ch'io m'accorgessi di nulla cara dolce casa. Medolla, Gennaio 1989
TESTAMENTO
....e non piangetemi quando sarò morto basto io a infoltire le file di quelli che già si disperano. Però bruciatemi quando sarò morto e spargete le ceneri mie sul dosso di Montalbano perché là sono nato e voglio tornare per sempre. Padova, 29 - 30 Gennaio 1989
TU CHE NON CANTI
Forse perché ricordi ogni sogno al risveglio e questo ti basta per dimostrare al mondo che un'anima possiedi. Forse è perché troppo spesso mi dici: "Ti amo" che tu non canti mai. Padova, 28 - 29 Gennaio 1989
PER CANCELLARE UN RICORDO
Ecco che spiove.... come una parentesi che stai per chiudere o un ultimo affanno tra i cadaverici rami di gennaio appare l'unico rimpianto che nemmeno i sempreverdi riescono a imprigionare tra le foglie aghiformi e pungenti come armi da controriforma-contro me strega. Decisi da solo che fare e questo fu il mio primo peccato il solo tormento che frequenti i miei sogni. E allora confesso ogni colpa e la più grave: d'essermi lasciato amare quando non era l'ora e d'avere abbandonato male. E adesso, come le parole è finita la pioggia. Vittorio Veneto, 27 - 28 Gennaio 1989
FRIULI
Ieri mattina viaggiando sul camion aperto arma alla mano rimasi nell'accorgermi d'un campo di grano maturo e d'un altro, poco lontano appena mietuto. Non avrei mai creduto potessi notare il rosso colore dei campi o i rivi gonfi d'acqua appena piovuta. Così, pensavo questo paese che vive di ricordi sanguigni accoglie benevolo giovani increduli che non possono amarlo. E un attimo dopo fu ancora solitudine e freddo. Udine - Medolla, 1988
CAVOLAIE A NOVEMBRE?
Poi, vagando tra il silenzio delle carte, di nuovo l'incontrai incerta se posarsi altrove o sul mio cuore. Fu il fato che impose a me la speranza d'averla a lei, galeotto il ricordo dei giorni trascorsi. Cosa fu che ci vinse? Forse la solitudine dei nostri pensieri inamovibili come cime di monti desiderose d'avvicinarsi. Eppure io so che anche i monti parlano tra loro si stringono in teneri abbracci a formare catene nacquero e moriranno. Perché non dovrebbe essere così per noi? Mentre percorriamo filari di portici scorgo, mendico all'angolo d'una strada il Dio Amore privato del dono dell'ubiquità. Quando avrò il coraggio di guardarla negli occhi allora saprò che ti faccio soffrire anche se non voglio anche se non è possibile il contrario. Così vivo indeciso: avvicinarsi a lei o andare lontano? stringerle le mani o dirle t'amo? Medolla, Novembre 1988
QUASI LUNA PIENA
Luna immatura lenta ti posi sull'umida di nebbie Valle Padana che io sinceramente amo e poco a poco mi trascini nel sogno: corro calpestando la morbida terra che avida si nutre dei raggi tuoi e sento il tuo tiepido abbraccio visibile vapore d'armenti che s'incontra con le ombre stagliate nel cielo d'una casa, d'un albero nere come il cuore di chi non ti pensa. Medolla, 1988
SONETTO AGLI AMICI CHE RESTANO
Voi che restate a cazzeggiar pe strada nei giorni d'afa della piana Emilia pensate quanto sìami ignota la contrada ch'io vado a calpestar: la terra Julia. Là so che un giorno, alcun di voi andato, sofferse quelle pene omai vicine nè questo mi consola, chè un soldato non puossi far felice a queste spine. Alfine andrò, com'esule costretto, lontan da voi e dall'aprico spiazzo ove compagni trascorremmo i mesi ignari che'l destino avea già detto quale sarebbe stato tra i paesi quello ch'a mè costretto avrebbe il mazzo. Medolla, Maggio 1988
INCOMUNICABILITÀ 3
Quando anche il silenzio tace allora misuriamo sotto luce chiarissima le incolmabili distanze che ci separano. Vinte un giorno l'ansia e il ritegno che duci albergano in noi torneremo laddove fummo nati. Maschi e femmine mossi da genesi avverse infinite spirali percorrendo procediamo verso stelle nane. Presto esse saranno buchi neri fagocitanteci. Why do the children weep if they still don't know how to walk? Medolla, Aprile - Maggio 1987
INCOMUNICABILITÀ 2
Muti individui adagiati nell'atto di aspettare consumiamo i già labili respiri scrutandoci l'un l'altro senza apparente interesse sentiamo sguardi opprimenti posarsi lenti scarnificatori del corpo eppure restiamo incapaci frenati nel desiderio di conoscere urtiamo i limiti interni dei nostri stessi io. Indifferenti ci sfioriamo ansiosi di sopprimere in fine ogni possibile forma di comunicazione la nostra più grande paura. Medolla, 25 - 28 Marzo 1987
INSONNIA
Sparsi degli occhi il suono di cui ancora giunge l'eco ossessionava i miei neuroni costringendomi a tristi vedute. D'ogni cancello aprentesi il rumore o meglio il cigolio frenava il mio rallentamento e il sonno più che gli amari quadri e il suo mancare erano il dolo mio. Medolla, 12 Novembre 1986
NELL’ULTIMO CASSETTO CONSERVO UN INSOLUTO CUBO DI RUBIK
Una donna che piange è un terribile rompicapo che io, maschio, dovrei risolvere pur non sapendo come. Perciò voglio dimenticarlo nel ripostiglio dei balocchi dove forse troverà cercandole risposte. Se mai un mattino andrò rovistando fra essi d'un tratto apparendomi l'arcano resterò. Memore di ciò che è stato mi stupirò che sia finalmente risolto e una lontana emozione non rosa dal tempo spezzata rinsalderà per poco. Dall'ultimo cassetto sorgerà splendente una "nouvelle femme" mentre io mi allontano. Così è: quando si compiono scelte si procura sempre dolore. Medolla, 11 - 14 Ottobre 1986
SEDUTO IN FRONTE A SAN PETRONIO
Stamani, di conserva col sole, poi che la nebbia ebbe lasciato il posto m'assisi in fronte a San Petronio come suol far sovente chi ha il tempo a noia e il meditar o il legger versi a svago. Un gran vociare di fanciulli in festa di genti il passo e di colombi il volo udivo siccome l'astro agli occhi miei mirava e il guardo in alto non potevo. Stetti, non poco, ai raggi immoto ché il viver di lusinghe - e tali i raggi sono - è sempre caro. Pago di quel tepore incerto spezzato a tratti da folate d'aprileo vento ero. Forse quel giorno d'amare verità non era il tempo ch'oggi ricordo solo pace. Bologna, Aprile 1985 - Febbraio 1986
L’INUTILE VERBO
Tremula goccia che sull'opaco vetro dacché sei nata lesta vai e spendi in nulla l'attimo tuo non sai l'improcrastinabile fine d'ognuno e taci. In treno, Maggio 1985
A UNA VENERE SCONOSCIUTA
Tal fosti a li occhi miei splendente che'l cor ammutolito parve stare come al venir sommersi, lentamente, quando la notte vien, dal ricordare. Fiera bellezza tra l'infame gente sì ch'a nessuno altro Amor compare solo incontrai lo sguardo tuo suadente come l'estate i sensi fè infiammare. Dolce e gentile, non che preziosa, sognar facea la bocca tua sensuale ma l'arroganza umana tanto odiosa lontani volle, hai quanto obliar fa male! Restan di te l'imago, inver gioiosa, e i versi, che del Cupido Amor son strale. Medolla, 22 Marzo 1985
COME UN ATTORE CONSUMATO
Nei cupi anfratti di una stanza nei ritagli di una vita insolita cerco i rumori di un antico silenzio la loro irripetibile aritmia cerco indomito una pace troppo a lungo desiderata che mi strappi dal volto disordinatamente la maschera appena usata. Medolla
A NOTTE FONDA
Stanno le cose ferme, come sempre, al solito posto immobili statue silenziose che mi osservano inquiete rompere col respiro il morbido equilibrio che si adagia ogni notte su di loro. Brevi tic-tac d'orologio giocano taciturni col mio sguardo complice divertito della loro intrusione in un mondo di oggetti inanimati. In un attivo vedo, fuggente l'arcaica pazienza a lungo cercata dall'uomo. Medolla
SPIAGGIA DI NOTTE
E' bello vederti così autenticamente affettuosa come quella stella che rapida si allontana da noi ma non smette mai di sfiorarci con i suoi morbidi raggi come un fuoco di legno che arde il suo cuore e sincero si toglie la vita per darci un po' di calore. Rimini, Estate 1984
VERTIGINE
Preda di alcolici umori pensieroso vago pel paterno ostello agli occhi fissa l'imago d'un fragile amico cui Fato volle arrecare grandi piaghe e dolori. Nulla val da esser pianto financo quel vago sentire che tutti chiamano Amore e molti credono eterno ma lungi, in un attimo, svelto scompare dal guardo che attonito resta. Così, in un momento, ci sembra che niente più conti che il tempo affidatoci volga alla fine e vacua pare la vita. Ma torna ogni volta a risorgere l'astro di giorni felici ci porta l'ambascia. Svaniscon le tenebre amare è presto finito il calvario del cuore. Di mere illusioni s'è persa certezza. Stanco d'errare per stanze mi poso sul dolce giaciglio. Sarò, breve, preda del sonno che il tempo e gli affanni cancella. Medolla, Inverno 1984
L’ANGOLO
Piatto giace in disparte grigio di nebbia autunnale posa inosservato lungi dagli occhi miei poi scatta percorso da un fremito come una soprano che in cerca d'acuto crolla inerme sui propri castelli di sabbia. Fui spaventato dal vuoto che oh arrogante! ostentavi ogni dove. Ottuso a 180 gradi stavi di fronte a me senza vedermi parlavi senza ascoltarmi perciò sono scappato. Medolla
INFINITI PENSIERI MIEI
Il nulla non esiste non riesco a immaginarlo ci provo e in quel momento vedo il mio pensiero. Medolla, 1982
SENTIR E MEDITAR DI POCO ESSER CONTENTO
Al temp dal foj ca casca al sà lasa. Al dè 'l sa scurta acsè in presia cas fà fadìga a vedr al sol pasar in sima a la cuntrada. Al cuntaden, cal na gà gnint a man al's ponsa in d'la barchessa e dop asna al siid davsen al so fuglar. Al pensa a cus'al sunarà su da la tera quand a gnarà l'ista. "L'è poc - al diis - ma me a capis cl'è la me vita e a son cuntent acsè". Medolla
POESIA POPOLARE PADANA
Pònzet du minut pò portem du sulzizut e na murtadela ca fem baldoria. Quest iè i valor d'la campagna: simplicitè e amor par la zent cumpagnia par tut e ven turcion. Finale Emilia, 15 Maggio 1982
L’ERA DEI DRAGHI
E' giunto il momento che il demone liberi il drago lo inciti a dare battaglia al suo pari così che alla fine stremato da vinto o vincente tornato all'ovile si senta felice e continui ad amare oh incosciente! i suoi turpi bisogni di guerra. Medolla.
CRISTOFORO COLOMBO HA INSEGUITO CHIMERE
Pesano le mani appoggiate alla fronte come pensieri veloci che cercano una voce. Tra i rumori con lo sguardo incrinato dal pianto che si insinua ma non sente scopri che manca Armonia. Medolla, 1981
INCOMUNICABILITÀ
Dove gli uomini giacciono e i loro contorti labirinti mentali e le imperscrutabili immagini notturne di morte si confondono col sonno della vita soggetti e parole indecifrabili ricorrono frequenti tendono trame oscure che nessuno riesce a vedere strappano idee lacerano respiri che non si toccheranno mai. Finale Emilia, 1981
DOLCE DOLORE DOMESTICO
Come un piccolo ruscello estivo che si crede sperduto sui monti da solo e non sa che è lui la vita per tutti noi tu piangi. Medolla, 1981
I MIEI COMPAGNI
Vivono inerti. Ascoltano, falsi, le false parole. Si scambiano sguardi Che muoiono nel nulla. Tra vivere e dormire Non fanno differenza E tornano ogni volta Felici e sicuri In luoghi che non vogliono Scoprire inutili. Tra file, divisi, Rispettano schemi di quella Che credono vita E aspettano, ogni giorno, La notte. Finale Emilia, 2 Aprile 1981
VII
Camminare sui muri Tuffandosi fuori Sotto gocce che parlano poco. Azzurri profumi Infranti dal vento Scivolano infidi tra le mani. A malapena sopporto Le loro tensioni Che tracciano Incuranti Sul mio corpo Solchi di dolore. Finale Emilia, 30 Marzo 1981
AMORE
Pioggia Venere del cielo Lava le ingiurie gridate In momenti di rabbia Contro l'amata E l'infinita calma tua Quando sei ferma Cedi al mio cuore. Finale Emilia, 18 Marzo 1981