Preda di alcolici umori
pensieroso
vago pel paterno ostello
agli occhi fissa l'imago
d'un fragile amico
cui Fato volle arrecare
grandi piaghe e dolori.
Nulla val da esser pianto
financo quel vago sentire
che tutti chiamano Amore
e molti credono eterno
ma lungi, in un attimo,
svelto scompare dal guardo
che attonito resta.
Così, in un momento,
ci sembra che niente più conti
che il tempo affidatoci volga alla fine
e vacua pare la vita.
Ma torna ogni volta a risorgere l'astro
di giorni felici ci porta l'ambascia.
Svaniscon le tenebre amare
è presto finito il calvario del cuore.
Di mere illusioni s'è persa certezza.
Stanco d'errare per stanze
mi poso sul dolce giaciglio.
Sarò, breve, preda del sonno
che il tempo e gli affanni cancella.

Medolla, Inverno 1984
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