N. 54

L'onda del piacere
è il luogo comune
più vicino
alla visione
d'un mare spianato
l'impossibile creazione
d'un pensiero ninnaneggiante
nebuloso
scampanellante
rumoroso e silenzioso.

Medolla, 22 Giugno 1990

FESTA DI CLASSE

Ballavano
innanzi agli occhi miei
misere ombre scure
indistinte
come la sponda opposta
di questo fiume che ci divide.
Svanita la nube
apparve Dio
alabardato di lumi-flash.
Stava al bar
a bersi un Bellini.
O forse era un punch al mandarino?

Medolla, 13 Gennaio 1990

POKER D’ASSI

In quel tempo
l'incertezza regnava nei loro cuori
e muti come pesci
tacevano.
Ancora non sapevano
della sua venuta
ma quando disse: "Vedo!"
mostrarono, tutti, le carte.

Medolla, 9 Gennaio 1990

MAH!

Jimi Hendrix canta Dylan
a basso volume
ed io leggo la Bibbia.
Salmo di ringraziamento
per l'esistenza della musica Rock
- forse durerà soltanto centotrentasei anni -
Beato chi canta nella tua via
poiché grande è la tua gloria
distorta
orgasmica
che infonde coraggio all'anima mia.
E se mi troverò nello Sheol
guardandomi intorno....
eccoti là!

Medolla, 4 Ottobre 1989

MENO UNO

Dunque è chiaro
che io
di nulla ho bisogno
altro che di cibo metaforico
perché non so come passarmi il tempo
e allora scrivo
l'inutile tutto e il niente divino
sempre e soli dentro di me
che sono l'unico
ad avere esattamente ragione
anche se la notte
vago sonnambulo
in cerca di qualcuno.
Proviamo
di tanto in tanto
ad essere logici.

Medolla, 26 Agosto 1989

FLUIDO ROSA

Bastioni a difesa dell'orizzonte
alberi e case
mi negano il dolce piacere infantile
dei fuochi artificiali
che scuotono lontani
questa mezzanotte emiliana.
Così anche voi, ragazzi
non vedete
la festa del Redentore figlio di nessuno
che in un attimo
ha spento la fiamma
che vi legava al mondo
e a me
che fuggo inorridito
e lento torno al solito letto
dove nessuno m'aspetta.
Il destino
ci obbliga a incontri inopportuni
e a strazianti abbandoni.
Io non so chi sia alcuno di voi
ma pure vi piango.

Medolla, Luglio 1989

MENO DUE

Forse
tra le vene e la pelle
m'attraversano strani animali
orribili insetti cercano la strada
che li porti alla luce.
Ma intanto mi straziano l'anima
la tagliano a pezzi
e la spargono al vento
del mio respiro
profondo
che insiste nel darmi la vita.
Io non sono uno col mondo
ed ho tanto bisogno
d'esser toccato.

Medolla, Luglio 1989

TRIESTE

Malvolentieri
scendono al porto
i vicoli di Trieste.
Lentamente
son chiusi i negozi
senza rumori
però troppo presto
perché non m'accorga
che tutto affonda nel mare
appena bagnato
da gocce di pioggia.

In una birreria triestina, 24 Giugno 1989

ADDIO ALLE ARMI

Rabbuiava
e un inferno d'acqua
cadeva sul Veneto
triste
io percorrevo la strada.
Taci
la Morte oramai
è alle mie spalle
vicina
mi porge un pezzo di carta poi fugge.
Come sempre
il poeta
scrive su ciò che gli è dato.

Conegliano Veneto, 18 Giugno 1989

RITORNO

Il sole è
a un centimetro dall'orizzonte.
E' il segno che il giorno svanisce
nel fuoco che si oscura
nella scia d'un aeroplano
che traccia la volta del cielo.
Poco alla volta
appaiono sagome grigie di monti
poi è la luna
nel buio.

Autostrada Ferrara - Vittorio Veneto, 17 Giugno 1989

NUVOLE NEL CIELO DI BOLOGNA

Una ragazza sola
seduta sulla scalinata
di San Petronio
scrive.
Forse anche lei sta cercando
di parlare a qualcuno
ma sbaglia a nascondersi
tra l'inchiostro e la carta
perché troppo sottile è il segno
ed io la vedo.

Bologna, 12 Giugno 1989

C’ERO UNA VOLTA

Della mia infanzia ho
così pochi ricordi
che a volte mi sembra
di non averla vissuta
o d'averla gettata
nel rogo rigeneratore
dell'Araba Fenice.
Nascosto dietro lo stipite
scoprii di non essere mai nato
nascosto dall'angolo della casa sparavo
e un amico morto
nascosto
mi lanciava messaggi volanti.
Ho sempre occultato qualcosa
di me stesso
sotto la vernice del silenzio
nell'aspetto dimesso
nell'assoluta mancanza di amici
nell'assenza di memoria.
Ma il nascondere non cancella ciò ch'è stato.
Le cose non cessano d'esistere
quando si spegne la luce.
Solo la Morte cancella.

Vittorio Veneto, Maggio 1989

ELEGIA PER UNA CHITARRA

Quando mi scorre nel sangue
il suono della chitarra
o sfioro il tuo collo e ti bacio
allora mi chiedo se sono cambiato.
Il desiderio svanisce e ritorna
nelle visioni che m'imposi di non dimenticare
nei sogni che come sogni
non lasciano traccia alcuna
se non quella del vuoto
e delle incertezze di chi li perde.
Perché torturarsi ancora chiedendo
"Quanto ci amiamo?"
se non sappiamo che il "quanto"
non può che essere confronto?
Ecco il vero motivo
sta dalle due alle cinque righe più sopra.
Chissà se puoi capire
tu che senti mancarmi il respiro
che non sono che un uomo?

Vittorio Veneto, Aprile 1989

DANIELA

Non so.
Stentano i versi.
Vogliono dirti
come il tempo della tua passione infinisce.
Lo racconta anche il gabbiano
che hai guidato alla mia stanza
e che immobile mi ricorda ogni giorno
il tuo amore
legato ai miei respiri
come gli invisibili fili che lo sorreggono.
Quando tu vieni
e stringi malcerto il mio cuore al tuo seno
allora provo innocente ma chiara vergogna
d'ogni mia incertezza.
Ognuno giudica rettamente
non il proprio ma l'altrui.
Dicevo: "Non so"
Perciò t'amo.

Vittorio Veneto, Dicembre 1988 - Gennaio 1989

BRANDE

I moderni poeti minori
meescluso
giudicai sempre ignobili e indegni
d'esser letti
sol'anche al bagno
perché incapaci di purgarmi
della mia immodestia
cosa che d'altronde non bramo.
Vedi, mi crosciano addosso
gli usi dei maggiori ché li cerco
ma adesso, e sto allitterando
tu mi convinci
- com'è banale -
ad aprire gli occhi.

Medolla - Vittorio Veneto, Gennaio 1989

ALBA VENETA

La finestra aperta sulla Marca
mostra sicura ogni giorno
albe innumerevoli rosse
e grigie di tenui foschie
raccolte tra i monti
e il piano al quale essi discendono.
Poi il sole tiranno
scioglie l'umbratile brina
e tutto finisce offuscato dal chiarore
nel fondo della memoria
che solo più tardi, al tramonto
il tramonto rinfiammerà.
Credimi
è dolce a vedersi
il dramma di un'alba che muore.

Vittorio Veneto, Gennaio 1989

HIMATION

Giacciono nel dizionario
vocaboli inusati
d'un passato che conosco ma non so.
Appesi ordinatamente
nell'armadio dei miei pensieri
scordati
stanno come abiti che vorrei indossare
a manifesto di ciò che io sono:
un uomo in cerca di parole chiare.
Guardami
spoglio d'ogni interesse
puramente letterario
provo vero amore
quando scopro una nuova parola
ma rabbrividisco sapendola ignota ai più
o peggio, e pure da me, nell'uso fraintesa.
Da troppo tempo
s'accumulano gli uni sulle altre
i giorni e le notti.
Desideroso d'altro che d'infiniti versi
mi chiedo s'è valsa la pena di partorire
quest'oscura morta creatura
che certo nessuno vorrebbe trovare
nella culla delle proprie poesie
o buttata sulla sedia
come una veste appena usata.

Medolla, Gennaio 1989

NOSTALGIE DAL SOLAIO

L'orto sul retro
da un pezzo è morto
e insieme alla nonna
corre nelle verdi praterie di Manitù
così come un tempo correva
a nord il mio sguardo
perché solo a nord
i campi incontrava.
Il salice ch'era davanti
è stato abbattuto e bruciato
peccato!
d'esso non mi rimase
che una magra forcella
l'ultima fionda di mia gioventù.
Se di te non mi restano
che denutriti ricordi
è perché sei cambiata
senza ch'io m'accorgessi di nulla
cara dolce casa.

Medolla, Gennaio 1989

TRENTATRÉ

Tremo perché troppo tardi
sei entrato
nella triste tragedia della vita troia.
Il tram crea trambusto
l'autobus autobusto
il filobus filibustieri
il taxi taxidermia che non so cosa sia.
Mia tua o sua che sia ora basta
andiamo via.
Scherzo!

Vittorio Veneto, Gennaio 1989

AFASIA

Oramai più non trovo i sinonimi
per dire il non suono.
Potessi almeno scoprire
nuovi equivalenti non verbali
del mutismo!
Allora continuerei a sperare nella vita
perché chi ha niente da dire
vive e muore in un attimo.
Come m'hanno insegnato
è impossibile non comunicare
alcunché
è per questo che siamo.

Vittorio Veneto, Gennaio 1989

TESTAMENTO

....e non piangetemi
quando sarò morto
basto io a infoltire le file
di quelli
che già si disperano.
Però bruciatemi
quando sarò morto
e spargete le ceneri mie
sul dosso di Montalbano
perché là sono nato
e voglio tornare per sempre.

Padova, 29 - 30 Gennaio 1989

TU CHE NON CANTI

Forse perché
ricordi ogni sogno
al risveglio
e questo ti basta
per dimostrare al mondo
che un'anima possiedi.
Forse è perché troppo spesso
mi dici: "Ti amo"
che tu non canti mai.

Padova, 28 - 29 Gennaio 1989

PER CANCELLARE UN RICORDO

Ecco che spiove....
come una parentesi che stai per chiudere
o un ultimo affanno
tra i cadaverici rami di gennaio
appare l'unico rimpianto
che nemmeno i sempreverdi
riescono a imprigionare
tra le foglie aghiformi e pungenti
come armi da controriforma-contro
me strega.
Decisi da solo che fare
e questo fu il mio primo peccato
il solo tormento che frequenti i miei sogni.
E allora confesso ogni colpa e la più grave:
d'essermi lasciato amare
quando non era l'ora
e d'avere abbandonato male.
E adesso, come le parole
è finita la pioggia.

Vittorio Veneto, 27 - 28 Gennaio 1989

CAVOLAIE A NOVEMBRE?

Poi, vagando tra il silenzio delle carte,
di nuovo l'incontrai
incerta
se posarsi altrove o sul mio cuore.
Fu il fato che impose
a me la speranza d'averla
a lei, galeotto
il ricordo dei giorni trascorsi.
Cosa fu che ci vinse?
Forse la solitudine
dei nostri pensieri
inamovibili come cime di monti
desiderose d'avvicinarsi.
Eppure io so
che anche i monti parlano tra loro
si stringono in teneri abbracci
a formare catene
nacquero e moriranno.
Perché non dovrebbe essere così per noi?
Mentre percorriamo filari di portici
scorgo, mendico all'angolo d'una strada
il Dio Amore
privato del dono dell'ubiquità.
Quando avrò il coraggio
di guardarla negli occhi
allora saprò che ti faccio soffrire
anche se non voglio
anche se non è possibile il contrario.
Così vivo indeciso:
avvicinarsi a lei o andare lontano?
stringerle le mani o dirle t'amo?

Medolla, Novembre 1988

FRIULI

Ieri mattina
viaggiando sul camion aperto
arma alla mano
rimasi
nell'accorgermi d'un campo di grano
maturo
e d'un altro, poco lontano
appena mietuto.
Non avrei mai creduto potessi notare
il rosso colore dei campi
o i rivi
gonfi d'acqua appena piovuta.
Così, pensavo
questo paese che vive
di ricordi sanguigni
accoglie benevolo
giovani increduli che non possono amarlo.
E un attimo dopo
fu ancora solitudine e freddo.

Udine - Medolla, 1988

QUASI LUNA PIENA

Luna immatura
lenta ti posi
sull'umida di nebbie Valle Padana
che io sinceramente amo
e poco a poco
mi trascini nel sogno:
corro
calpestando la morbida terra
che avida si nutre dei raggi tuoi
e sento il tuo tiepido abbraccio
visibile vapore d'armenti
che s'incontra con le ombre
stagliate nel cielo
d'una casa, d'un albero
nere come il cuore di chi non ti pensa.

Medolla, 1988

SONETTO AGLI AMICI CHE RESTANO

Voi che restate a cazzeggiar pe strada
nei giorni d'afa della piana Emilia
pensate quanto sìami ignota la contrada
ch'io vado a calpestar: la terra Julia.

Là so che un giorno, alcun di voi andato,
sofferse quelle pene omai vicine
nè questo mi consola, chè un soldato
non puossi far felice a queste spine.

Alfine andrò, com'esule costretto,
lontan da voi e dall'aprico spiazzo
ove compagni trascorremmo i mesi

ignari che'l destino avea già detto
quale sarebbe stato tra i paesi
quello ch'a mè costretto avrebbe il mazzo.

Medolla, Maggio 1988

INCOMUNICABILITÀ 3

Quando
anche il silenzio tace
allora misuriamo
sotto luce chiarissima
le incolmabili distanze che ci separano.
Vinte un giorno
l'ansia e il ritegno
che duci albergano in noi
torneremo laddove fummo nati.
Maschi e femmine
mossi da genesi avverse
infinite spirali percorrendo
procediamo verso stelle nane.
Presto esse saranno buchi neri
fagocitanteci.
Why do the children weep
if they still don't know how to walk?

Medolla, Aprile - Maggio 1987

INCOMUNICABILITÀ 2

Muti individui
adagiati nell'atto di aspettare
consumiamo i già labili respiri
scrutandoci l'un l'altro
senza apparente interesse
sentiamo sguardi opprimenti
posarsi
lenti scarnificatori del corpo
eppure restiamo
incapaci
frenati nel desiderio di conoscere
urtiamo i limiti interni
dei nostri stessi io.
Indifferenti ci sfioriamo
ansiosi di sopprimere
in fine
ogni possibile forma di comunicazione
la nostra più grande paura.

Medolla, 25 - 28 Marzo 1987

INSONNIA

Sparsi degli occhi il suono
di cui ancora giunge l'eco
ossessionava i miei neuroni
costringendomi a tristi vedute.
D'ogni cancello aprentesi il rumore
o meglio il cigolio
frenava il mio rallentamento
e il sonno
più che gli amari quadri
e il suo mancare
erano il dolo mio.

Medolla, 12 Novembre 1986

NELL’ULTIMO CASSETTO CONSERVO UN INSOLUTO CUBO DI RUBIK

Una donna che piange
è
un terribile rompicapo
che io, maschio,
dovrei risolvere
pur non sapendo come.
Perciò voglio dimenticarlo
nel ripostiglio dei balocchi
dove forse troverà
cercandole
risposte.
Se mai un mattino
andrò rovistando fra essi
d'un tratto
apparendomi l'arcano
resterò.
Memore di ciò che è stato
mi stupirò che sia
finalmente risolto
e una lontana emozione
non rosa
dal tempo spezzata
rinsalderà per poco.
Dall'ultimo cassetto
sorgerà splendente
una "nouvelle femme"
mentre io mi allontano.
Così è:
quando si compiono scelte
si procura sempre dolore.

Medolla, 11 - 14 Ottobre 1986

SEDUTO IN FRONTE A SAN PETRONIO

Stamani, di conserva col sole,
poi che la nebbia ebbe lasciato il posto
m'assisi in fronte a San Petronio
come suol far sovente chi ha il tempo a noia
e il meditar o il legger versi a svago.
Un gran vociare di fanciulli in festa
di genti il passo e di colombi il volo udivo
siccome l'astro agli occhi miei mirava
e il guardo in alto non potevo.
Stetti, non poco, ai raggi immoto
ché il viver di lusinghe
- e tali i raggi sono -
è sempre caro.
Pago di quel tepore incerto
spezzato a tratti da folate
d'aprileo vento ero.
Forse quel giorno
d'amare verità non era il tempo
ch'oggi ricordo solo pace.

Bologna, Aprile 1985 - Febbraio 1986

L’INUTILE VERBO

Tremula goccia
che sull'opaco vetro
dacché sei nata
lesta vai
e spendi in nulla
l'attimo tuo
non sai
l'improcrastinabile fine
d'ognuno
e taci.

In treno, Maggio 1985

A UNA VENERE SCONOSCIUTA

Tal fosti a li occhi miei splendente
che'l cor ammutolito parve stare
come al venir sommersi, lentamente,
quando la notte vien, dal ricordare.

Fiera bellezza tra l'infame gente
sì ch'a nessuno altro Amor compare
solo incontrai lo sguardo tuo suadente
come l'estate i sensi fè infiammare.

Dolce e gentile, non che preziosa,
sognar facea la bocca tua sensuale
ma l'arroganza umana tanto odiosa

lontani volle, hai quanto obliar fa male!
Restan di te l'imago, inver gioiosa,
e i versi, che del Cupido Amor son strale.

Medolla, 22 Marzo 1985

COME UN ATTORE CONSUMATO

Nei cupi anfratti di una stanza
nei ritagli di una vita insolita
cerco i rumori di un antico silenzio
la loro irripetibile aritmia
cerco indomito
una pace
troppo a lungo desiderata
che mi strappi dal volto
disordinatamente
la maschera appena usata.

Medolla

A NOTTE FONDA

Stanno le cose
ferme, come sempre, al solito posto
immobili statue silenziose
che mi osservano inquiete
rompere col respiro
il morbido equilibrio
che si adagia
ogni notte su di loro.
Brevi tic-tac d'orologio
giocano taciturni col mio sguardo
complice divertito
della loro intrusione
in un mondo di oggetti inanimati.
In un attivo vedo, fuggente
l'arcaica pazienza
a lungo cercata dall'uomo.

Medolla

SPIAGGIA DI NOTTE

E' bello
vederti
così autenticamente affettuosa
come quella stella
che rapida
si allontana da noi
ma non smette mai
di sfiorarci
con i suoi morbidi raggi
come un fuoco di legno
che arde il suo cuore
e sincero
si toglie la vita
per darci un po' di calore.

Rimini, Estate 1984

VERTIGINE

Preda di alcolici umori
pensieroso
vago pel paterno ostello
agli occhi fissa l'imago
d'un fragile amico
cui Fato volle arrecare
grandi piaghe e dolori.
Nulla val da esser pianto
financo quel vago sentire
che tutti chiamano Amore
e molti credono eterno
ma lungi, in un attimo,
svelto scompare dal guardo
che attonito resta.
Così, in un momento,
ci sembra che niente più conti
che il tempo affidatoci volga alla fine
e vacua pare la vita.
Ma torna ogni volta a risorgere l'astro
di giorni felici ci porta l'ambascia.
Svaniscon le tenebre amare
è presto finito il calvario del cuore.
Di mere illusioni s'è persa certezza.
Stanco d'errare per stanze
mi poso sul dolce giaciglio.
Sarò, breve, preda del sonno
che il tempo e gli affanni cancella.

Medolla, Inverno 1984

L’ANGOLO

Piatto giace in disparte
grigio di nebbia autunnale
posa inosservato lungi dagli occhi miei
poi scatta percorso da un fremito
come una soprano
che in cerca d'acuto
crolla inerme sui propri castelli di sabbia.
Fui spaventato dal vuoto che
oh arrogante!
ostentavi ogni dove.
Ottuso a 180 gradi
stavi di fronte a me
senza vedermi
parlavi senza ascoltarmi
perciò sono scappato.

Medolla

SENTIR E MEDITAR DI POCO ESSER CONTENTO

Al temp dal foj ca casca
al sà lasa.
Al dè 'l sa scurta acsè in presia
cas fà fadìga a vedr al sol
pasar in sima a la cuntrada.
Al cuntaden, cal na gà gnint a man
al's ponsa in d'la barchessa
e dop asna al siid
davsen al so fuglar.
Al pensa a cus'al sunarà su da la tera
quand a gnarà l'ista.
"L'è poc - al diis -
ma me a capis cl'è la me vita
e a son cuntent acsè".

Medolla

POESIA POPOLARE PADANA

Pònzet du minut
pò portem du sulzizut
e na murtadela
ca fem baldoria.
Quest iè i valor d'la campagna:
simplicitè
e amor par la zent
cumpagnia par tut
e ven turcion.

Finale Emilia, 15 Maggio 1982

L’ERA DEI DRAGHI

E' giunto il momento
che il demone liberi il drago
lo inciti a dare battaglia al suo pari
così che alla fine
stremato
da vinto o vincente
tornato all'ovile
si senta felice
e continui ad amare
oh incosciente!
i suoi turpi bisogni di guerra.

Medolla.

INCOMUNICABILITÀ

Dove gli uomini giacciono
e i loro contorti labirinti mentali
e le imperscrutabili
immagini notturne di morte
si confondono col sonno della vita
soggetti e parole indecifrabili
ricorrono frequenti
tendono trame oscure
che nessuno riesce a vedere
strappano idee
lacerano respiri
che non si toccheranno mai.

Finale Emilia, 1981

I MIEI COMPAGNI

Vivono inerti.
Ascoltano, falsi, le false parole.
Si scambiano sguardi
Che muoiono nel nulla.
Tra vivere e dormire
Non fanno differenza
E tornano ogni volta
Felici e sicuri
In luoghi che non vogliono
Scoprire inutili.
Tra file, divisi,
Rispettano schemi di quella
Che credono vita
E aspettano, ogni giorno,
La notte.

Finale Emilia, 2 Aprile 1981

VII

Camminare sui muri
Tuffandosi fuori
Sotto gocce che parlano poco.
Azzurri profumi
Infranti dal vento
Scivolano infidi tra le mani.
A malapena sopporto
Le loro tensioni
Che tracciano
Incuranti
Sul mio corpo
Solchi di dolore.

Finale Emilia, 30 Marzo 1981

AMORE

Pioggia
Venere del cielo
Lava le ingiurie gridate
In momenti di rabbia
Contro l'amata
E l'infinita calma tua
Quando sei ferma
Cedi al mio cuore.

Finale Emilia, 18 Marzo 1981